Studio Dott.
Gabriele Bissacco
Psicologo e psicoterapeuta specializzato in terapia breve strategica
Psicologo e psicoterapeuta specializzato in terapia breve strategica
”A volte le difficoltà sembrano nodi impossibili, ma insieme possiamo scioglierli.”
Chi sono
Sono Gabriele Bissacco, da sempre mi appassiona aiutare le persone
a ritrovare equilibrio e benessere nelle proprie vite.
Sono psicologo e psicoterapeuta, terapeuta ufficiale
del Centro di Terapia Strategica diretto dal Prof. Giorgio Nardone.
Da anni mi occupo anche di psicologia scolastica,
lavorando a stretto contatto con ragazzi, insegnanti e famiglie.
Nel mio studio professionale accolgo adolescenti,
genitori e adulti che stanno vivendo momenti di difficoltà,
offrendo uno spazio sicuro di ascolto e confronto.
Insieme costruiamo percorsi personalizzati e concreti,
orientati a superare i problemi e a riscoprire le proprie risorse.
Credo profondamente che ognuno abbia dentro di sé le capacità
per cambiare: il mio compito è accompagnare le persone
a trovarle e a utilizzarle nel modo più efficace.
Sono Gabriele Bissacco, da sempre mi appassiona aiutare le persone
a ritrovare equilibrio e benessere nelle proprie vite.
Sono psicologo e psicoterapeuta, terapeuta ufficiale
del Centro di Terapia Strategica diretto dal Prof. Giorgio Nardone
e da anni mi occupo anche di psicologia scolastica,
lavorando a stretto contatto con ragazzi, insegnanti e famiglie.
Nel mio studio professionale accolgo adolescenti,
genitori e adulti che stanno vivendo momenti di difficoltà,
offrendo uno spazio sicuro di ascolto e confronto.
Insieme costruiamo percorsi personalizzati e concreti,
orientati a superare i problemi e a riscoprire le proprie risorse.
Credo profondamente che ognuno abbia dentro di sé le capacità
per cambiare: il mio compito è accompagnare le persone
a trovarle e a utilizzarle nel modo più efficace.
Che cos'è
La terapia breve strategica?
In poche parole...
La Terapia Breve Strategica può essere definita come l’arte di risolvere complicati problemi mediante soluzioni apparentemente semplici.
Si tratta di un intervento psicoterapeutico focalizzato sulla risoluzione di problemi in tempi brevi. Sviluppato da Giorgio Nardone (presso il Centro di Terapia Strategica di Arezzo), con il quale mi sono formato sulla scia del lavoro di Paul Watzlawick e della Scuola di Palo Alto, questo approccio si distingue radicalmente dalle terapie tradizionali.
Come funziona il metodo
Invece di scandagliare a lungo il “perché” esista un problema, la terapia strategica indaga su come il problema funziona nel presente.
L'obiettivo è individuare le "tentate soluzioni": ovvero le modalità e le strategie che la persona ha utilizzato per provare a superare il disagio, ma che paradossalmente finiscono per alimentarlo, trasformandolo in un vero e proprio disturbo.
Perché scegliere questo approccio?
• È Breve: Non perché sia una terapia superficiale, ma perché mira a ottenere lo "sblocco" del disturbo in tempi rapidi.
• È Efficace: I dati mostrano che il cambiamento si verifica nell’87% dei casi (Nardone e Watzlawick, 2004).
• È Duraturo: I risultati si mantengono nel tempo, evitando ricadute rispetto al disturbo presentato.
Ambiti di intervento
La psicoterapia breve strategica è indicata per tutti i disturbi, inclusi quelli fortemente invalidanti o caratterizzati da una sintomatologia acuta:
• Ansia e Attacchi di Panico
• Fobie e Ossessioni
• Ipocondria
• Disordini Alimentari (Anoressia, Sindrome da Vomito, Binge Eating e Bulimia)
Che cos'è
La terapia breve strategica?
“Se vuoi vedere, impara ad agire” — Heinz von Foerster
In poche parole...
La Terapia Breve Strategica può essere definita come l’arte di risolvere complicati problemi mediante soluzioni apparentemente semplici.
Si tratta di un intervento psicoterapeutico focalizzato sulla risoluzione di problemi in tempi brevi. Sviluppato da Giorgio Nardone (presso il Centro di Terapia Strategica di Arezzo), con il quale mi sono formato sulla scia del lavoro di Paul Watzlawick e della Scuola di Palo Alto, questo approccio si distingue radicalmente dalle terapie tradizionali.
Come funziona il metodo
Invece di scandagliare a lungo il “perché” esista un problema, la terapia strategica indaga su come il problema funziona nel presente.
L'obiettivo è individuare le "tentate soluzioni": ovvero le modalità e le strategie che la persona ha utilizzato per provare a superare il disagio, ma che paradossalmente finiscono per alimentarlo, trasformandolo in un vero e proprio disturbo.
Perché scegliere questo approccio?
• È Breve: Non perché sia una terapia superficiale, ma perché mira a ottenere lo "sblocco" del disturbo in tempi rapidi.
• È Efficace: I dati mostrano che il cambiamento si verifica nell’87% dei casi (Nardone e Watzlawick, 2004).
• È Duraturo: I risultati si mantengono nel tempo, evitando ricadute rispetto al disturbo presentato..
Ambiti di intervento
La psicoterapia breve strategica è indicata per tutti i disturbi, inclusi quelli fortemente invalidanti o caratterizzati da una sintomatologia acuta:
• Ansia e Attacchi di Panico
• Fobie e Ossessioni
• Ipocondria
• Disordini Alimentari (Anoressia, Sindrome da Vomito, Binge Eating e Bulimia)
Il mio metodo
di lavoro
“L’unica costante nella nostra vita è il cambiamento”
Eraclito
CLICCA SU UNA VOCE PER LEGGERE DI PIÚ
Il mio metodo di lavoro
1. Definizione del problema e accordo sull'obiettivo
In questa prima fase, il terapeuta agisce come un "investigatore". L'obiettivo è capire come il disturbo si manifesta e, soprattutto, individuare le Tentate Soluzioni Ridondanti: ovvero tutto ciò che la persona ha fatto finora per risolvere il problema, ma che non ha funzionato (e che spesso lo mantiene in vita). Nell’ approccio strategico, la prima seduta è già considerata parte della terapia, poiché il modo in cui il terapeuta pone le domande inizia già a "ristrutturare" la percezione del paziente.
2. Sblocco (l’intervento)
Questa è la fase operativa e più dinamica. Il terapeuta introduce dei piccoli cambiamenti attraverso stratagemmi e prescrizioni (compiti pratici da svolgere tra una seduta e l'altra). Attraverso delle ristrutturazioni si cambia la percezione della persona.
3. Consolidamento delle capacità
Una volta ottenuto lo "sblocco" (la scomparsa dei sintomi o il cambiamento desiderato), bisogna evitare ricadute. In questa fase si lavora per rendere il paziente consapevole delle proprie risorse. L’obiettivo in questa fase è consolidare nuovi schemi di comportamento e percezione affinché diventino naturali.
4. Follow up e chiusura del percorso
Le sedute diventano sempre più distanziate nel tempo (una volta al mese, poi ogni tre fino a un anno) per testare la tenuta del cambiamento nel lungo periodo. La terapia si conclude quando la persona ha acquisito una completa autonomia e ha gli strumenti per affrontare le sfide da solo.
Il mio metodo di lavoro
1. Definizione del problema e accordo sull'obiettivo
In questa prima fase, il terapeuta agisce come un "investigatore". L'obiettivo è capire come il disturbo si manifesta e, soprattutto, individuare le Tentate Soluzioni Ridondanti: ovvero tutto ciò che la persona ha fatto finora per risolvere il problema, ma che non ha funzionato (e che spesso lo mantiene in vita). Nell’ approccio strategico, la prima seduta è già considerata parte della terapia, poiché il modo in cui il terapeuta pone le domande inizia già a "ristrutturare" la percezione del paziente.
3. Consolidamento delle capacità
Una volta ottenuto lo "sblocco" (la scomparsa dei sintomi o il cambiamento desiderato), bisogna evitare ricadute. In questa fase si lavora per rendere il paziente consapevole delle proprie risorse. L’obiettivo in questa fase è consolidare nuovi schemi di comportamento e percezione affinché diventino naturali.
2. Sblocco (l’intervento)
Questa è la fase operativa e più dinamica. Il terapeuta introduce dei piccoli cambiamenti attraverso stratagemmi e prescrizioni (compiti pratici da svolgere tra una seduta e l'altra). Attraverso delle ristrutturazioni si cambia la percezione della persona.
4. Follow up e chiusura del percorso
Le sedute diventano sempre più distanziate nel tempo (una volta al mese, poi ogni tre fino a un anno) per testare la tenuta del cambiamento nel lungo periodo. La terapia si conclude quando la persona ha acquisito una completa autonomia e ha gli strumenti per affrontare le sfide da solo.
Ecco alcune aree in cui
possiamo lavorare insieme
CLICCA SU UNA VOCE PER LEGGERE DI PIÚ
Età Infantile
Infanzia, età scolare (tramite terapia indiretta):
- difficoltà comportamentali, capricci, conflittualità con genitori o fratelli/sorelle;
- atteggiamenti di opposizione, sfida o gestione della rabbia;
- problemi nell’acquisizione del controllo sfinterico (enuresi, encopresi);
- difficoltà nell’alimentazione;
- paure, fobie;
- tic, disturbi ossessivo/compulsivi;
Età Adolescenziale
Adolescenza:
- difficoltà nella comunicazione genitori/figli;
- problemi comportamentali, comportamenti rischiosi o devianti;
- fobie scolari, blocco dello studio;
- disturbi d’ansia, attacchi di panico;
- ipocondria e paura delle malattie;
- disturbi ossessivo/compulsivi;
- disturbi della condotta alimentare: anoressia giovanile, bulimia, vomiting, binge eating;
- autolesionismo;
- disturbi sessuali e di identità di genere;
- ritiro sociale, disturbi depressivi;
- nuove dipendenze: gaming, cyber sex;
- disturbo borderline;
Età Adulta
Età Adulta:
- disturbi d’ansia: paura di guidare, attacchi di panico, agorafobia, claustrofobia, zoofobia, ansia generalizzata, fobia sociale;
- disturbi ossessivo/compulsivi: ossessioni, compulsioni, disturbi da accumulo, tricotillomania;
- pensieri ossessivi: rimuginio, dubbio patologico;
- disturbo post-traumatico da stress;
- Disturbi alimentari: anoressia cronicizzata, vomiting, bulimia, binge eating;
- Paranoia: manie di persecuzione; paura del giudizio, gelosia patologica;
- Problemi relazionali (con familiari, con colleghi di lavoro);
- Problemi di coppia;
- Problemi sessuali;
- Depressione (nelle sue varie forme);
Età Infantile
Infanzia, età scolare
(tramite terapia indiretta):
- difficoltà comportamentali, capricci, conflittualità con genitori o fratelli/sorelle;
- atteggiamenti di opposizione, sfida o gestione della rabbia;
- problemi nell’acquisizione del controllo sfinterico (enuresi, encopresi);
- difficoltà nell’alimentazione;
- paure, fobie;
- tic, disturbi ossessivo/compulsivi;
Età Adolescenziale
Adolescenza
- difficoltà nella comunicazione genitori/figli;
- problemi comportamentali, comportamenti rischiosi o devianti;
- fobie scolari, blocco dello studio;
- disturbi d’ansia, attacchi di panico;
- ipocondria e paura delle malattie;
- disturbi ossessivo/compulsivi;
- disturbi della condotta alimentare: anoressia giovanile, bulimia, vomiting, binge eating;
- autolesionismo;
- disturbi sessuali e di identità di genere;
- ritiro sociale, disturbi depressivi;
- nuove dipendenze: gaming, cyber sex;
- disturbo borderline;
Età Adulta
Età Adulta
- disturbi d’ansia: paura di guidare, attacchi di panico, agorafobia, claustrofobia, zoofobia, ansia generalizzata, fobia sociale;
- disturbi ossessivo/compulsivi: ossessioni, compulsioni, disturbi da accumulo, tricotillomania;
- pensieri ossessivi: rimuginio, dubbio patologico;
- disturbo post-traumatico da stress;
- Disturbi alimentari: anoressia cronicizzata, vomiting, bulimia, binge eating;
- Paranoia: manie di persecuzione; paura del giudizio, gelosia patologica;
- Problemi relazionali (con familiari, con colleghi di lavoro);
- Problemi di coppia;
- Problemi sessuali;
- Depressione (nelle sue varie forme);